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Comuni di Salussola e Rovasenda l’Attestato Lipu

E’ stato consegnato ai Comuni di Salussola e Rovasenda l’Attestato Lipu come siti

di nidificazione ideale per la Cicogna bianca.

Sempre più cicogne scelgono di nidificare nei territori che rispettano ancora la natura:
uno di questi è il territorio del Comune di Salussola
Questo è un segnale che il territorio ha un ambiente naturale per ora ancora poco
contaminato, posto all’inizio della serra morenica e al confine con le risaie, luoghi ricchi di
zone boscate e prati. L’area poco sfruttata ha fatto sì che le cicogne la scegliessero come
sito dove riprodursi e anche frequentare durante l’inverno.
Quest’anno in questo territorio hanno nidificato 14 coppie di cui 9 nel territorio di
Salussola.
Anche a Rovasenda, comprese le aree confinanti, sono 9 le coppie di cicogna nidificanti.
Se consideriamo anche i Comuni confinanti, le coppie sarebbero 14.
Si può affermare che Salussola e Rovasenda sono due Comuni gemellati.
Anche il Comune di Rovasenda è in un ambiente naturale e poco contaminato, posto in
aree baraggive con risaie, luogo ricco anche di zone boscate e prati.
Alcuni decenni fa, le cicogne nidificavano anche nelle risaie del basso Vercellese; da
tempo si sono spostate in quanto quell’ambiente di risaia era stato completamente privato
degli angoli di natura.
Ad oggi sono 28 le nidificazioni rilevate nelle succitate aree nelle Province di Biella e
Vercelli, mentre lo scorso anno erano 23.

LAGO DI VIVERONE: PREZIOSA AREA NATURALISTICA O PARCO ZOOLOGICO?

LAGO DI VIVERONE: PREZIOSA AREA NATURALISTICA O PARCO ZOOLOGICO?
Vi siete mai affacciati dalle alture della collina morenica della Serra sul lago di Viverone? Se siete soliti arrivare al lago da Cavaglià lungo la statale, cambiate percorso, vi accorgerete di quanto è intatto ed affascinante il paesaggio in cui è immerso. Se poi scendete al lago allontanatevi dalla
passeggiata lastricata e camminate lungo il sentiero che percorre le sponde sia verso frazione Masseria che, da Anzasco, verso le zone più selvagge; avrete modo di scoprire quante varietà di uccelli, libellule, piante acquatiche ed altri organismi popolano il lago e le zone umide ad esso collegate. Tuttavia, da un po’ di mesi a questa parte, c’è anche qualcosa “di più”, già, perché qualcuno, per insensibilità o ignoranza (nel senso etimologico del termine), ha deciso che gli habitat, seppure unici, dell’area, talmente preziosi da aver indotto l’Unione Europea a riconoscerli e tutelarli come Siti di Importanza Comunitaria, non sono sufficientemente attraenti ed ha pensato di inserire qualche animaluccio più “appariscente” una coppia di cigni neri e, da ultimo, una coppia di cigni collonero, i primi originari dell’Australia, gli ultimi arrivati dell’America meridionale.
Lungi da noi pensare che l’intervento sia finalizzato a riempire qualche locale lungolago, pensando che, come per i nani da giardino, avrebbero denotato un certo buongusto del proprietario, riteniamo, in qualità di associazioni nate per l’educazione ambientale e la tutela degli
ambienti naturali, che sia nostro compito informare sulle principali insidie che questa “pratica” comporta.
Introdurre specie “esotiche” in un ambiente naturale rappresenta un grave
pericolo per gli organismi autoctoni (ovvero naturalmente presenti nell’area) in quanto infrange un delicato ed antico equilibrio e, spesso, porta alla scomparsa delle specie “indigene”. Questo avviene perché le
specie introdotte non hanno nemici naturali, si riproducono di più o più facilmente o portano con sé parassiti che, non tollerati dalle specie indigene, possono risultare letali.
Effettivamente dovrebbe esserci un’autorità che vigila e tutela i luoghi protetti come il lago di Viverone, ma se gli enti sono inerti (per lontananza o disattenzione) o inermi (per la difficoltà ad imporre dei vincoli), l’unica
difesa può essere la conoscenza e la condanna morale.
Pertanto, se portate i vostri bambini al lago e loro con entusiasmo vedranno nuotare verso di sé cigni neri, bianco-neri o dei colori dell’arcobaleno, spiegate loro che è un grave errore, che gli adulti non dovrebbero pensare alla natura come ad un parco zoologico cigno nero
plasmato senza rispetto per appagare i propri infantili istinti o il desiderio di vedere incrementare la clientela. Fate loro conoscere la meraviglia insita anche nelle creature meno appariscenti, una libellula che si posa su una ninfea gialla, i nuovi nati che nuotano a corona intorno alla folaga, la danza d’amore degli svassi; solo investendo sulle nuove generazioni possiamo evitare di stravolgere il nostro mondo con errori grossolani.


LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli – BI VC
Società del Tarabuso
Legambiente Biella

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COSA SONO E PERCHE’ E’ PERICOLOSO INTRODURRE SPECIE ESOTICHE

COSA SONO E PERCHE’ E’ PERICOLOSO INTRODURRE SPECIE ESOTICHE

La comparsa di specie esotiche, che siano animali, vegetali, funghi o microrganismi, al di fuori del loro areale originario rappresenta un problema grave ed in continua crescita su tutto il territorio dell’Unione europea. Infatti, quando trovano le condizioni per svilupparsi possono diventare invasive e rappresentare una delle principali cause della perdita di biodiversità, seconda solo alla perdita di habitat per distruzione/frammentazione, e possono determinare un costo sociale ed economico per l’Europa di oltre 12 miliardi di euro l’anno (dato UE anno 2016). L’introduzione da parte dell’uomo, può essere accidentale o consapevole, se nel primo caso, rappresentato prevalentemente da insetti o microrganismi, è necessario adottare comportamenti responsabili che evitino di favorire le condizioni di tale dispersione, i casi di introduzione attiva andrebbero adeguatamente puniti per le ripercussioni ambientali, economiche e sanitarie che possono determinare. Di seguito una breve e parziale carrellata delle specie animali introdotte attivamente, anche indicate con il termine di “specie aliene”, che stanno creando gravi problemi in Italia; si tralasciano, per motivi di spazio, le specie introdotte accidentalmente divenute spesso fonte di perdite economiche ingentissime e motivo di utilizzazione di pesticidi su larga scala per il loro contenimento (es. cimice asiatica, diabrotica del mais, ecc…) Scoiattolo grigio Di origine nordamericana, la sua diffusione è conseguenza della liberazione intenzionale di esemplari detenuti in cattività da privati o fuggiti da giardini zoologici. E’ causa della riduzione (prossima all’estinzione in alcune aree) delle popolazioni locali di scoiattolo rosso europeo perché più grande e competitivo nella ricerca del cibo e perché portatore di un virus che determina la morte dello scoiattolo comune. Dal 1996 sono in atto tentativi di contenimento ma, come sempre, quando le specie di nuova introduzione trovano condizioni ottimali di diffusione il processo diventa pressoché irreversibile (chi è interessato può visionare un filmato realizzato nell’ambito di un progetto LIFE europeo sul sito http://www.rossoscoiattolo.eu in cui si osserva come l’aggressività dello scoiattolo grigio impedisce a quello autoctono di approvvigionarsi di cibo). Nutria La nutria è un grosso roditore legato agli ambienti acquatici, originario dell’America meridionale; introdotta a partire dagli anni ‘60 per gli allevamenti di animali da pelliccia, la sua diffusione è dovuta alle frequenti fughe dalla cattività e a seguito di rilasci intenzionali. I danni causati da questa specie attraverso le attività di scavo delle tane lungo gli argini e i canali rappresentano una vera minaccia per l’integrità delle opere idrauliche, le coltivazioni sommerse e la regimazione delle acque. La nutria può avere inoltre effetti negativi su varie specie di uccelli acquatici che costruiscono nidi galleggianti, affondando i nidi e quindi le uova. Testuggine palustre americana Questa specie è stata per decenni uno degli animali da compagnia più popolari; erano molte le case in cui i piccoli erano ospitati negli acquari; crescendo le persone non erano più interessate al loro mantenimento e li liberavano in natura. Potendo predare un gran numero di insetti acquatici (libellule), crostacei, anfibi e pesci influisce pesantemente sulle comunità acquatiche degli ambienti umidi e compete con le testuggini europee per il cibo e gli ambienti di deposizione delle uova determinandone la scomparsa. Gambero rosso della Louisiana E’ un piccolo crostaceo d’acqua dolce, originario del Nordamerica, immesso inizialmente nei laghetti privati per il prelievo a scopo alimentare. Da qui si è diffuso poi in maniera autonoma, spostandosi anche sul terreno e potendo percorrere durante la notte anche diversi chilometri. Come tutte le specie aliene, è dotato di una grande flessibilità ecologica, adattandosi ad ogni tipo d’ambiente d’acqua dolce, compresi canali e fossi di drenaggio, ma può anche resistere a periodi prolungati di siccità rifugiandosi in profondità nel terreno. Per questa sua caratteristica sta sostituendo i gamberi di fiume autoctoni e creando un’ulteriore perdita della biodiversità delle zone umide dei nostri territori. Ibis sacro Uccello originario dell’Africa subsahariana si è diffuso perlopiù come conseguenza dei rilasci e delle fughe dalla cattività di animali tenuti in collezioni private e in giardini zoologici. E’ una specie molto adattabile e pertanto fortemente invasiva ed ha una longevità accertata in natura di oltre 20 anni; è onnivoro, preda anche uova e pulli di altri uccelli tra cui aironi, anatre e uccelli di palude. Nel vercellese sta occupando i siti di nidificazione del raro airone rosso. La lista delle specie che stanno mettendo a rischio gli habitat naturali, di cui questo è un sintetico estratto, è in continuo incremento, una specie introdotta può richiedere del tempo per manifestare la propria pericolosità per cui, se le leggi sanzionano chi diffonde specie già indicate come invasive, il buon senso deve indurci ad evitare di immettere specie comunque estranee che potranno costituire un problema in un prossimo futuro. (Fonte e fotografie sito web di ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: www.specieinvasive.it)

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